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Gli archivi distribuiti: la proposta IHERoberto Silverio, Luca Volterrani - Siena Sempre più spesso i nuovi progetti di informatizzazione dei servizi radiologici perdono la dimensione locale, ospedaliera, ed assumono forma "distribuita"
Sempre più spesso i nuovi progetti di informatizzazione dei servizi radiologici perdono la dimensione locale, ospedaliera, ed assumono forma "distribuita": su servizi di radiologia differenti all'interno dello stesso nosocomio, su più presidi della stessa azienda, su più ospedali collegati tra loro per affinità di funzioni o per collocazione territoriale (per lo più provincia o regione). Tale scelta è quasi sempre frutto di decisioni di politica sanitaria, decisioni delle quali i radiologi vengono a conoscenza spesso a cose fatte e comunque senza un attivo coinvolgimento. Ci troviamo quindi a fronteggiare i comuni problemi insiti nel radicale cambiamento delle nostre abituali attività, associati a nuove problematiche connesse alla natura stessa di questi progetti su vasta scala. Certo le soluzioni tecniche proposte per tali installazioni risentono di queste difficoltà: spesso i fornitori, in ciò agevolati dalla vaghezza delle indicazioni progettuali, offrono soluzioni predefinite, basate sì sullo standard DICOM, ma forse inadeguate per la realizzazione di progetti di ampio respiro; è inoltre da ricordare che la semplice condivisione di immagini tra sedi distanti può limitare grandemente la nostra attività se non è adeguatamente supportata da un insieme di dati clinico-anamnestici indispensabili per una corretta comprensione ed interpretazione delle immagini stesse. Sarebbe quindi auspicabile, nel caso (ormai quotidiano) di consultazione dei risultati di un esame di diagnostica per immagini eseguito in precedenza in altra sede, poter accedere non solo alle immagini, ma poter richiamare sul nostro fedele monitor una aggregazione di informazioni, quanto più possibile completa, tale da poter facilitare il nostro già impegnativo compito. In altre parole, poter visualizzare una "cartella" contenente i dati di quel paziente relativi a quell'episodio di diagnosi e cura. Il mondo dell'industria si è da tempo attivato per dare una soluzione a questo problema. Da 3 anni, IHE ha prodotto, in stretta collaborazione con le figure professionali coinvolte, e con i rappresentanti delle industrie, i profili di integrazione chiamati XDS ed XDS-I. Tali sigle (Cross-enterprise Document Sharing e Cross-Enterprise Image Document Sharing) introducono concetti e modalità operative tali da rendere possibile la realizzazione di archivi interconnessi su base geografica, annullando i problemi insiti nei collegamenti tra archivi basati sul protocollo DICOM e rendendo possibile la costruzione di un "file" relativo al singolo episodio di diagnosi e cura del paziente in esame; in pratica gettando le basi per una "cartella clinica" elettronica distribuita. Certamente, nello spazio di un hot topic, non è possibile entrare nei dettagli tecnici, e d'altra parte al radiologo non serve conoscere tali dettagli. E' invece utile descrivere brevemente su quali basi si fondano questi profili. Vengono introdotti i concetti di indice e di repository. Quando un paziente si presenta ad una struttura sanitaria i risultati di questo incontro (esami di laboratorio, radiogrammi, altre indagini siagnostiche, lettere di dimissioni...) vengono registrate in un indice, ovvero un computer che contiene solo i "riferimenti" alle prestazioni eseguite. I risultati vengono memorizzati in un archivio, o in diversi archivi, chiamati appunto repository. Quando avrò bisogno di un precedente, invece di interrogare direttamente l'archivio delle immagini, e ottenere una lista a volte lunga e complessa di tutto ciò che il paziente ha eseguito e che è contenuto in quell'archivio, chiederò notizie all'indice, ottenendo una serie di riferimenti non solo sull'imaging, ma anche di altre prestazioni che possono essermi utili per il mio compito. Richiamerò sul mio monitor solo quello che mi interessa, aggregato in forma strutturata e facilmente comprensibile, ed eviterò il retrieve di grandi volumi di dati che alle volte possono creare intasamenti e disservizi sui collegamenti geografici. Aggiungerò alle immagini altre informazioni significative (i dati di laboratorio, ad esempio) che daranno all'operazione di confronto con il precedente un valore aggiunto indispensabile alla mia attività di radiologo clinico. Inoltre, con tale meccanismo posso connettere tra loro archivi diversi, di diversi fabbricanti e contenenti informazioni diverse, senza per forza creare mega-strutture informatiche di difficile manutenzione, con problemi di sicurezza commisurati alla dimensione dell'archivio stesso e, non ultimo, con costi non trascurabili. Queste soluzioni non sono applicazioni sperimentali. In Italia ed all'estero sono già operative: la regione Liguria attua da qualche tempo esperimenti di sanità distribuita basata su tali concetti: il sistema sanitario canadese si fonda su XDS ed XDS-I; nel Regno unito si progettano archivi nazionali (Galles, Scozia) su questa piattaforma, ed altri ancora. Sta alla comunità radiologica farsi parte attiva nel consigliare progettisti e politici per ottenere risultati idonei alla sanità elettronica degli anni futuri e ottimizzare le risorse che, purtroppo, non sembrano illimitate, anzi si riducono di mese in mese. In tale direzione la SIRM, in occasione del CD tenutosi a Novara il 27 e 28 Settembre 2006, al fine di garantire continuità alla presenza della nostra Società scientifica all'interno del Board IHE, ha individuato il referente societario in Davide Caramella , Delegato per le Attività Informatiche, che sarà coadiuvato da Giovagnoni, Sacco e Silverio per il necessario collegamento con Sezioni di Studio e Gruppi Regionali. Per eventuali informazioni |
| Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2009 11:33 |
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