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ECR 2009 - Special Focus Session sull’Elastografia PDF Stampa E-mail

 

Una delle metodiche che ha ricevuto maggiore attenzione nel recente ECR 2009 di Vienna è stata l’Elastografia. Questa tecnica consente di valutare e quantificare la “rigidità” dei tessuti, un parametro potenzialmente molto importante per la diagnosi, la caratterizzazione ed il monitoraggio dei tumori e dei processi infiammatori.

Il principio alla base della metodica è in realtà piuttosto consolidato, consistendo nella trasmissione di onde meccaniche attraverso i tessuti e nella misura della loro propagazione; per quanto l’applicazione in vivo di tale concetto possa essere riconducibile di fatto alla palpazione utilizzata da Ippocrate e dai suoi discepoli per la caratterizzazione dei tumori, la sua “incarnazione” nell’imaging è invece un’acquisizione piuttosto recente.
Nella maggior parte dei casi, l’elastografia viene realizzata utilizzando gli ultrasuoni, per la  valutazione degli organi superficiali, ad esempio la mammella, pur essendo possibile valutare anche gli organi profondi, ad esempio il fegato, con tuttavia significative limitazioni nei pazienti obesi o con ascite. Tali limitazioni potrebbero essere in futuro superate attraverso l’elastografia-RM, la cui applicazione su larga scala è tuttavia ancora piuttosto lontana.

La principale applicazione documentata in letteratura è la valutazione delle neoplasie e, soprattutto, della fibrosi nel fegato, attraverso apparecchi quali il Fibroscan, basati su sonde ecografiche appositamente modificate:  il razionale alla base di tale valutazione è che un organo fibrotico è infatti molto più duro (e quindi “elastico”) di uno normale. La possibilità di quantificare il grado di fibrosi epatica riveste una notevole importanza non solo nella valutazione della progressione della malattia cirrotica e nel monitoraggio dell’efficacia della terapia, ma anche nella diagnosi precoce di cirrosi, risultando più sensibile rispetto agli usuali parametri clinici ed ecografici: ciò è potenzialmente utile per lo sviluppo di farmaci in grado di interferire con il processo di progressiva "fibrotizzazione" ed eventualmente di bloccarlo il prima possibile. E’ possibile dunque ottenere in modo completamente non invasivo e, attraverso specifici accorgimenti, ripetibile, informazioni precedentemente  fornite soltanto dalla biopsia epatica. Studi prospettici multicentrici sono comunque necessari per valutare l’accuratezza dell’elastometria epatica  per la valutazione della fibrosi nelle malattie croniche del fegato a diversa eziologia, allo scopo anche di individuare i valori ottimali di cut-off nei diversi sottogruppi.

Altre possibili applicazioni che esulano dall’ambito epatico sono costituite dall’imaging locale del primo tratto digerente, combinando la sonda elastografica con quella endoscopica: attraverso la valutazione dell’elasticità del tessuto sarebbe infatti possibile una precisa differenziazione tra i processi infiammatori e quelli neoplastici.
Non sono esclusi altri organi quali la la tiroide, la prostata, il cuore e persino l’encefalo.

Applicazioni future potrebbero essere costituite dal follow-up della risposta tumorale al trattamento, attraverso la valutazione dei cambiamenti delle proprietà visco-elastiche tissutali indotte dalla terapia.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Luglio 2009 12:11