|
ECR 2009 – Valutazione della risposta tumorale al trattamento: dal volume al metabolismo |
|
|
|
|
Per decenni la valutazione attraverso l’imaging della risposta tumorale alla terapia è stata essenzialmente basata su una mera quantificazione dimensionale o, al massimo, volumetrica. Tuttavia, la progressiva espansione di metodiche in grado di esplorare l’aspetto funzionale o metabolico dei tessuti, nonché l’introduzione di farmaci chemioterapici con un effetto citostatico piuttosto che citotossico ha reso ancora più evidente come la semplice variazione delle dimensioni non costituisca il criterio più sensibile o affidabile per valutare la risposta al trattamento e quantomeno quello più strettamente correlato alla sopravvivenza del paziente. Tali acquisizioni si riflettono anche nella recente revisione 1.1 delle linee guida RECIST, datata gennaio 2009 e liberamente scaricabile a questo link: tra le modifiche più importanti troviamo il numero massimo di lesioni misurabili per la valutazione del carico tumorale (da 10 a 5, di cui al massimo due nel medesimo organo) e la definizione di “progressione di malattia”, che richiede che l’incremento dimensionale del 20% del carico tumorale corrisponda ad una variazione di diametro complessiva pari ad almeno 5 mm. Ma sicuramente le prospettive più stimolanti arrivano dall’imaging metabolico, in grado di consentire una visione molto più profonda ed accurata dei meccanismi di risposta terapeutica. In tal senso, già oggi la PET/TC, metodica di prima linea in tale ambito, viene utilizzata di routine per il follow-up di alcune neoplasie, quali ad esempio il linfoma, semplicemente attraverso il confronto tra l’imaging pre- e post-terapia; in prospettiva, lo stesso esame potrebbe essere utilizzato per la valutazione precoce dell’efficacia del trattamento, già dopo il primo ciclo di chemioterapia. Imaging metabolico non è tuttavia esclusivamente sinonimo di PET/TC: la RM, attraverso la sua intrinseca multiparametricità, è possibile valutare l’ossigenazione dei tessuti (sequenze BOLD sensibili alla concentrazione di ossigeno ematica), la proliferazione cellulare (attraverso l’imaging di diffusione) e la neoangiogenesi (studi di perfusione). Rimane tuttavia ancora aperto il problema di stabilire degli efficaci protocolli di studio, in particolare riguardo quali metodiche utilizzare nei singoli casi, e di individuare degli indici quantitativi tali da risultare il più possibile ripetibili ed ampiamente applicabili.
|
|
Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Luglio 2009 12:12 |