CD-ROM e distribuzione delle immagini radiologiche
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CD-ROM e distribuzione delle immagini radiologiche Il binomio immagine – pellicola ha rappresentato per un secolo l’asse portante del lavoro radiologico ma è giunto ad una fase critica negli ultimi anni. Il fattore scatenante è certamente rappresentato dalla progressiva separazione dell’immagine dal supporto sensibile (pellicola), prodottosi dapprima con l’introduzione di metodiche primitivamente digitali (TC, RM) e successivamente con il progressivo imporsi della tecnologia digitale in tutto l’ambito radiologico, tradizionale incluso. A fronte di ciò, il numero delle immagini prodotte per ciascun esame radiologico è in continua crescita: soprattutto RM e TC, quest’ultima con lo sviluppo della tecnica multistrato e relative evoluzioni in corso, hanno raddoppiato o addirittura triplicato il numero delle immagini native. Le tecniche di ricostruzione volumetrica sono anch’esse responsabili di un ulteriore incremento delle immagini prodotte. Tutto questo ha fatto sì che già da tempo il medico radiologo documentasse a mezzo stampa solo una parte delle immagini impiegate a fini diagnostici, con le immediate ricadute sul piano pratico e medico-legale, al fine di contenere i costi altrimenti proibitivi. La soluzione va comunque cercata in un supporto che consenta la documentazione di tutte le immagini e a costi competitivi. La distribuzione delle immagini su CD-ROM (e ragionevolmente presto su DVD) rappresenta attualmente la soluzione più logica e praticabile ai problemi elencati nella nostra premessa, per gli oggettivi vantaggi che tale supporto presenta. Un singolo CD-ROM è in grado di memorizzare 650 Mb, che (per essere più chiari) equivalgono a circa 1200-1300 immagini TC, costa poco (meno di 1 ¤), soprattutto è leggibile da qualunque personal computer ed è pressoché inalterabile (se di buona qualità e ben conservato). I requisiti di minima per un CD-ROM con immagini medicali sono la registrazione di esse in formato DICOM con presenza di un file indice DICOMDIR, formato comunemente riconosciuto dai software DICOM; la presenza di un programma di visualizzazione (Viewer DICOM) direttamente sul CD-ROM; formato del CD-ROM secondo lo standard ISO 9660; chiusura alla scrittura al termine della copia (passaggio da CD-R a CD-ROM). I requisiti sono peraltro largamente riportati in dettaglio quale parte integrante dello standard DICOM. In realtà tale possibilità era nota da tempo e resa disponibile da software DICOM commerciali e non su tradizionali masterizzatori (quelli dei nostri PC, per intenderci). Tutto ciò si è realizzato e la disponibilità sempre crescente di soluzioni commerciali di “masterizzazione”, da inserire come nuovi tipi di “stampante” nel contesto di sistemi PACS, conferma che “il dado è tratto” e la soluzione va imponendosi almeno per gli esami con elevato numero di immagini (TC, RM), o mal documentabili tradizionalmente (angiografia, cardio-angiografia). Lo hardware di tali sistemi è già molto valido, ma i software di visualizzazione in dotazione sui CD-ROM non sono sempre soddisfacenti: i principali punti dolenti riguardano la relativa lentezza di gestione delle immagini, l’interfaccia utente non ottimale, l’assenza in alcuni casi di alcune importanti funzioni (ad esempio la presenza di window preset, necessaria per le immagini TC, non è sempre assicurata) o di tools di minima (per le misurazioni di diametri o densità). La lentezza nel recupero dei dati da CD-ROM è in genere compensata dalla dotazione sul supporto delle immagini DICOM e delle stesse in formati più leggeri (JPEG), a qualità ridotta, adatti ad una visione rapida di insieme dell’esame, ma tale opzione non è sempre implementata. Anche la funzione di selezione prevista dallo standard DICOM (Key Object Selection Document), che consente di selezionare le immagini essenziali per la diagnosi, non è sempre implementata. Le immagini di DSA possono essere visualizzate sottratte come secondary capture, ma la visione delle sequenze con relativa sottrazione non è consentita sul CD-ROM (in verità neanche in genere sulle stazioni di visuazzazione PACS non dedicate all’angiografia). Tale limitazione non condiziona la visione delle sequenze in modalità “cine” senza sottrazione (la norma per la cardio-angiografia). La necessità di un PC per la visualizzazione del CD-ROM è una oggettiva limitazione (si consideri quanto sia comunque più direttamente fruibile la pellicola, anche senza diafanoscopio). La distribuzione delle immagini su CD-ROM rappresenta una “rivoluzione copernicana” nella visualizzazione per medici e pazienti, come il PACS rispetto alla pellicola nella refertazione per il medico radiologo. Accanto alla soddisfazione per la novità una buona dose di disorientamento è la norma da parte degli utenti finali della distribuzione, se non addirittura una vigorosa reazione di rifiuto. Per tutti coloro cui tale supporto è destinato è necessario prevedere un minimo di formazione e soprattutto un sostanziale cambiamento di mentalità, attraverso la pratica quotidiana e l’abitudine al nuovo mezzo. |