Skip to content

S.I.R.M. - Società Italiana di Radiologia Medica

Sections
Personal tools
You are here: Home » Pubblicazioni » Hot Topic » Archivio » 2003 » SARS: capire, vedere

SARS: capire, vedere

Document Actions
[{'category': 'document_actions', 'name': 'Send this page to somebody', 'url': 'http://www.sirm.org/pubblicazioni/hot_topics/archivio/2003/hot_giugno.html/sendto_form', 'visible': 1, 'id': 'sendto', 'permissions': ('View',)}, {'category': 'document_actions', 'name': 'Print this page', 'url': 'javascript:this.print();', 'visible': 1, 'id': 'print', 'permissions': ('View',)}]
 


Giugno 2003

SARS: capire, vedere
di Mario Maffessanti, Trieste

Clicca qui per il sito sull'imaging della SARS dell'Hong Kong College of Radiology

La SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) è comparsa alla ribalta dell'attenzione internazionale solo tre mesi fa, nel febbraio 2003, quando un medico cinese proveniente dalla provincia meridionale del Guadong e poi altri 11 clienti di un hotel in Hong Kong ne sono risultati affetti. Costoro hanno trasportato il virus in Vietnam, a Singapore, in Canada, in Irlanda e negli USA: due mesi dopo, in 27 paesi c'erano quasi 3500 casi ed alla fine di maggio il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ne riporta più di ottomila.

I mezzi di comunicazione di massa hanno dato ampio rilievo al fenomeno, che incute timore non solo perché costituisce un evento possibilmente mortale di cui si conosce ancora abbastanza poco, ma fondamentalmente per la coscienza che, nel mondo moderno, una malattia ad elevata contagiosità può diffondersi tanto rapidamente da poter diventare ingestibile, soprattutto in zone del pianeta dove i controlli sanitari sono meno efficaci; tra l’altro, ciò ha creato conseguenze immediate negative gravi sulle attività commerciali e di relazione praticamente ovunque.

Con velocità almeno pari a quella della diffusione della SARS e delle notizie d’agenzia su di essa, si sono però sviluppate fortunatamente due importanti reazioni in campo scientifico. La prima, ha portato alla scoperta ed alla caratterizzazione dell'agente patogeno (coronavirus) e sta alacremente lavorando per produrre tests diagnostici affidabili, composti antivirali per la profilassi e per la terapia e, sperabilmente, la produzione di un vaccino. La seconda è stata la diffusione capillare delle conoscenze ed in particolare delle operazioni di diagnosi precoce e prevenzione, fatto questo di straordinaria importanza soprattutto per le categorie a maggior rischio di contrarla (e dunque di diffonderla!): viaggiatori internazionali, addetti aeroportuali, operatori sanitari, comunità di diverso ordine e grado.

Nel frattempo, sono comparsi i primi rapporti scientifici controllati su casistica clinica: essi hanno inizialmente riportato i dati clinici e laboratoristici dei pazienti affetti, ed hanno fatto successivamente il punto su prognosi, mortalità, fattori di rischio e modalità epidemiologiche di diffusione della malattia, almeno nelle zone più colpite. Particolarmente significativi al proposito i contributi di Nelson Lee, che riporta l'esperienza di Hong Kong sul New England Journal of Medicine, e quella di Christopher Booth, che testimonia l’esperienza canadese sul Journal of American Medical Association; interessanti anche, specie dal punto di vista epidemiologico e della prognosi, i contributi di Christl Donnelly, su Lancet, e quanto riportato da AuntMinnie in una newsletter del 7 maggio 2003.

Da questi contributi emergono con evidenza il periodo di incubazione della malattia (in media 6 giorni), i sintomi (febbre [100%], brividi [73%], mialgie [60%], tosse [57%], cefalea [56%], malessere generale [43%]), dispnea [42%]), alcune alterazioni di laboratorio, in particolare un elevato tasso nel siero di lattico-deidrogenasi la cui entità costituisce tra l'altro un fattore prognostico negativo, ed una linfopenia. Sia le modalità di presentazione clinica che le alterazioni radiologiche sono sostanzialmente quelle delle "polmoniti atipiche" (micoplasma, clamidia, legionella). Il radiogramma del torace è positivo nel 78% dei pazienti quando compare la febbre: le alterazioni sono costituite da addensamenti parenchimali unici (55%) o multipli, sia mono- che bi-laterali (45%). Le lesioni tendono a prevalere nelle regioni mantellari del polmone. Nei soggetti che mostrano deterioramento clinico, il Torace mostra una progressione degli addensamenti e, viceversa, nei pazienti che rispondono favorevolmente, una loro riduzione. La TC può essere positiva anche in presenza di torace negativo, e mostra addensamenti o zone di velatura a vetro smerigliato caratteristicamente periferiche, spesso subpleuriche, con tendenza alla prevalenza ai lobi inferiori.

Gli aspetti radiologici descritti trovano la loro giustificazione nell'anatomia patologica: anche se con alcuni “distinguo”, la SARS tende a provocare una reazione polmonare molto simile al danno alveolare diffuso della ARDS: edema, membrane ialine, essudato che tende ad organizzarsi con fibrosi. Come spesso avviene nella ARDS, in diverse zone del polmone possono coesistere fasi precoci e frasi evolute di malattia. Relativamente ai fattori di rischio, c'è una netta differenza tra i ricoverati di età inferiore a 60 anni, che presentano una mortalità del 13%, e quelli di più di 60 anni tra i quali la mortalità può oltrepassare il 40% (questo almeno nell'esperienza di Hong Kong). Dall'esperienza canadese, emerge che di 149 casi di SARS con 22 morti tra febbraio e marzo 2003, 3 erano il risultato di un viaggio in Cina, 36 erano familiari di questi viaggiatori e ben 110 erano operatori sanitari.

L’elevato coinvolgimento del personale sanitario, in particolare negli ospedali di Hong Kong e della zona di Toronto, in Canada, è certo dovuto in buona parte al fatto di essersi trovati di fronte ad un morbo che non si conosceva, e contro il quale non sono state conseguentemente prese le necessarie precauzioni. Lo stesso dicasi per la diffusione della malattia da parte di viaggiatori ignari verso paesi diversi, ignari anch’essi e conseguentemente non dotati di controlli adeguati. Non è possibile formulare, oggi, alcuna previsione sul futuro dell'epidemia, anche perché non si sa esattamente a che punto ci si trova della curva della sua diffusione; una cosa è certa: la prevenzione più efficace nei confronti della SARS, come di altre malattie epidemiche che si dovessero presentare per il futuro, è costituita dalla velocità con la quale la comunità scientifica e i sistemi di informazione disponibili, in particolare Internet, possono distribuire le informazioni, suggerire le norme di profilassi e di controllo ed le modalità per realizzarli nella maniera migliore.

Created by amministratore
Last modified 16/11/2005 16:57
 

Powered by Plone     Powered by noze